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Ieri pomeriggio (17/11/2010) presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino si è tenuto un incontro dal titolo “L’energia nucleare accende la ricerca. L’energia nucleare è una realtà in Europa e nel mondo“. I relatori sono stati: Marco Gilli (Prorettore del Politecnico), Donato Firrao (Preside della I facoltà di ingegneria del Politecnico), Vincenzo Napoli (Responsabile Licensing e Permitting di Sviluppo Nucleare Italia – Enel Edf), un altro rappresentante Enel di cui non ho annotato il nome, Bruno Panella (Direttore del Dipartimento di Energetica del Politecnico), Piero Ravetto (Presidente del Consiglio di Area di Formazione in Ingegneria Energetica del Politecnico), Andrea Boglio di Tigliole (Direttore del Laboratorio di Energia Nucleare Applicata (Lena) dell’Università di Pavia); l’incontro è stato moderato da Marco Cattaneo (Direttore Responsabile “Le Scienze“).

L’incontro è durato circa tre ore, al termine vi è stato un piccolo dibattito per dare spazio a questioni ed interventi del pubblico; ho di questo approfittato per esporre le mie ragioni e dati che risulteranno parecchio distanti da quelli felicemente mostrati da Enel e compagnia Politecnica. Espongo qui un riassunto di ciò che è stato relazionato e di ciò che ho esposto nel mio intervento.

Sin dalle prime parole dei relatori si scorge una certa nostalgia della tecnologia a fissione nucleare utilizzata per produrre energia; ci si ricorda di quel dannato referendum del 1987 nel quale l’80% della popolazione Italiana si pronunciò contrario rispetto all’energia nucleare. Quel referendum, i relatori ce lo fanno intendere, ha segnato un profondo colpo allo sviluppo Italiano, punto che ha determinato una grave dipendenza energetica dell’Italia stessa da paesi come la Francia.

Alla mia domanda “Ma il referendum scade?” le risposte sono arrivate repentine, con tanto di documentazione sul referendum e spiegazione del fatto per cui in quella circostanza, formalmente, non si è deciso di abolire il nucleare, semplicemente si chiedeva:

  1. Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
  2. Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge
  3. Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero? (questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).

IL referendum che di fatto ha bloccato la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia e la messa in disuso di quelle esistenti è dunque, a distanza di anni, una farsa, un qualcosa di facilmente scavalcabile, è servito solamente qualche decennio per fare dimenticare la questione alle persone (noi Italiani siamo così) e dunque riprendere a costruire grazie all’appoggio dell’ignoranza (o del portafogli) dei politici.

Finalmente ora è possibile ritornare al nucleare! Ricordiamo che nel 2009 è stato approvato un piano nazionale di reintroduzione delle centrali nucleari; questa proposta è stata però bocciata in Corte Costituzionale il 22 giugno 2010 e dunque l’autonomia decisionale verrà lasciata alle Regioni.
L’Emilia Romagna ha recentemente ribadito il NO al nucleare, il PD ha finalmente riconosciuto che per quanto ci si impegni a fare salire di livello le generazioni della tecnologia in questione, problematiche alla base non verranno mai risolte. Lunedì 15 novembre, al programma “Vieni via con me” su Rai Tre, il segretario del PD Pierluigi Bersani ha affermato “Lasciamo perdere fantapiani nucleari“.

Durante l’esposizione di un responsabile Enel rimango inorridito in merito alla questione: “La creazione del consenso“. I rappresentanti spiegano molto chiaramente come l’opinione pubblica sia oggi statisticamente contraria rispetto all’energia nucleare a fissione; è necessario dunque agire con ogni mezzo per creare consenso.

Per tutta risposta (stranamente supportata anche dal moderatore Cattaneo) informo i cari dirigenti Enel che dovrebbero provvedere ad informare, a dare gli strumenti per poter giudicare, invece che instillare loro stessi un orientamento di pensiero.

Le  diapositive mostrano un argomento presente nelle politiche aziendali che non è altro che la commercializzazione del prodotto; con creare consenso si intende quel processo di convincimento e di reinserimento della tematica all’interno della vita quotidiana attraverso opinionisti, tecnici, dottori (si vede infatti come Umberto Veronesi, famoso oncologo italiano, stia appoggiando i progetti Enel – Fondazione Veronesi è finanziata direttamente da Enel), presenze in università e creazione di materiale didattico, volantini e paper.

Alcuni di questi paper ci sono stati distribuiti prima dell’incontro, li ho letti in giornata e dunque ho annotato qualche particolarità: queste guide sono davvero interessanti da un punto di vista ingegneristico: spiegano le tecnologie utilizzate oggi e quelle che appartengono al passato, descrivono il processo di estrazione ed arricchimento dell’Uranio, danno stime, numeri e notizie sulla tematica. Posso tranquillamente dire che studierò a breve questi documenti, appoggiandomi alla rete, per migliorare le mie conoscienze (che ora sono decisamente basse – sono solamente al primo anno di ingegneria energetica) in merito.

Io non ho nulla da obiettare sugli sforzi ingegneristici del settore, sono convinto che grandi risorse siano state spese per migliorare i sistemi di produzione di energia nucleare e sicuramente ci siano stati miglioramenti in senso di sicurezza, prevenendo e contrastando ogni possibile agente interno o esterno frutto di eventuale incidente.
Il problema della produzione di energia nucleare sta però alla base e dunque nella disponibilità di materia prima: l’ Uranio 235.

L’ Uranio 235 è un isotopo dell’Uranio altamente instabile, qualità che lo rende perfetto per il processo di fissione nucleare. La fissione nucleare è un processo che prevede una reazione a catena di “fratture” degli atomi di uranio grazie a dei neutroni.
L’Uranio è presente in naura in modeste quantità e l’estrazione può avvenire dalla terra o dall’acqua ad un costo particolarmente elevato (100-300 $/kg). L’Uranio utilizzato in una centrale a fissione è detto Uranio arricchito, in sostanza la presenza dell’Uranio 235 deve essere del 3% rispetto al totale (in maggioranza Uranio 238); per ottenere Uranio arricchito si passa attraverso un processo altamente energivoro, la maggioranza dei centri di arricchimento di Uranio, infatti, è affiancata da una centrale a carbone che produce emergia elettrica. Con questa considerazione si smentisce la solita affermazione che vedrebbe l’impatto ambientale dell’energia nucleare nullo; le centrali a carbone sono infatti le centrali con la massima produzione di CO2.

L’Uranio è una risorsa limita, esiste dunque una soglia temporale oltre la quale non disporremo più di questo materiale. Come nel caso del petrolio esistono certe stime che danno il combustibile fossile disponibile per essere sfruttato per la produzione di energia, ancora per centinaia di anni. Esistono anche i soliti catastrofisti ASPO & Co che realizzano stime ben diverse e preoccupanti che ci mostrano come già nei prossimi anni potremo risentire della mancanza di risorse.
Aspo scrive diversi post in merito, ne cito uno esemplare di Terenzio Longobardi (http://aspoitalia.blogspot.com/2009/09/le-risorse-di-uranio-cronaca-di-una.html) estrapolando qui parti del suo discorso fatto di deduzioni ma soprattutto di calcoli basati sui documenti forniti da NEA (Agenzia per l’Energia Nucleare) e IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica). Consiglio di leggere il post completo poichè risulta alquanto divertente.

  • Tornai in casa, ormai non avevo più sonno, per ingannare il tempo accesi la luce azzurrina del computer e iniziai svogliatamente a leggere l’ultimo rapporto energetico dell’Enea. Saltellavo da un capitolo all’altro, tra preoccupate analisi economico-ambientali e improbabili scenari futuri di abbondanza energetica, quando il mio sguardo si soffermò su un grafico e su alcune parole di granitica certezza: “Le riserve accertate di uranio sono sufficienti ad alimentare la domanda per almeno cento anni…”.
  • Stima delle riserve di uranio calcolata in base all’attuale tasso di generazione elettronucleare”. Repressi a stento una sonora risata che avrebbe certamente svegliato tutto l’isolato. “Questi nuclearisti sono proprio dei birichini”, osservai perplesso, “pretenderebbero di espandere enormemente la produzione mondiale di energia nucleare e poi calcolano la disponibilità di uranio minerale sulla base della produzione energetica attuale!”.
  • Scaricai da internet l’ultimo rapporto disponibile della IEA (Agenzia Energetica Internazionale) “World Energy Outlook 2006” e dopo qualche minuto di ricerca, trovai la tabella che mi serviva: “Risorse totali di Uranio mondiali”, fonte: proprio quei mattacchioni del NEA/IAEA. In essa le risorse di uranio venivano suddivise per costo di estrazione, 40 $/Kg, 80 $/Kg, 130 $/Kg e catalogate in “ragionevolmente accertate (cioè le riserve provate), inferite, pronosticate e speculative”.
  • Da 1 t di Uranio arricchito si ricavano 720 GWh termici, da cui, con la consueta efficienza di trasformazione dei bollitori nucleari del 33%, si ottengono 238 GWh elettrici. Nel WEO 2006 trovai rapidamente la produzione annuale di energia elettronucleare nel mondo, 2.742.000 GWh e così ricavai il consumo annuale di uranio arricchito nel mondo: 11521 t. Avevo ora tutti gli elementi per calcolare la durata delle risorse uranifere mondiali, nell’ipotesi autolesionistica dei nuclearisti, di produzione elettronucleare pari a quella attuale e costante nel tempo. Con un costo di estrazione inferiore ai 40 $/kg delle riserve provate mi venivano circa 27 anni, sotto gli 80 $/kg circa 37 anni, per costi di estrazione inferiori ai 130 $/kg, la durata aumentava a circa 47 anni. Meno della metà dell’ipotesi secolare.

Seguono altre considerazioni sui documenti forniti dai centri di ricerca “nuclearisti” e degli studi come quello di Energy Watch Group (http://www.energywatchgroup.org/fileadmin/global/pdf/EWG_Report_Uranium_3-12-2006ms.pdf) che provvederò presto a scaricare e leggere.

Terenzio Longobardi ricorda inoltre dei dati sulla domanda annuale attuale di Uranio per l’energia che è di 67kton, al momento la produzione mineraria è a 42kton all’anno mentre le restanti 25kton derivano da risorse belliche del periodo della Guerra Fredda, situazione che aveva stimolato la produzione di armi nucleari nella corsa agli armamenti degli schieramenti Statunitense e Russo. Queste riserve, sempre secondo la domanda attuale, saranno esaurite in una decina di anni.

Portando questi dati ai relatori mi ritrovo interdetto, il professor Panella con un “Evidentemente i miei grafici non sono stati ben interpretati” mi fa intendere come le effettive risorse di Uranio potrebbero esistere da un minimo di 700 anni ad un massimo di 700 mila anni poichè è estraibile ovunque! Cerco di replicare a questo fantasioso ottimismo ma lo schieramento messo volutamente a dirigere la conversazione dalla parte opposta, sotto gli applausi del pubblico, mi fa tacere.


Il mio intervento va avanti, parlo del consumo di acqua e cito l’esempio francese dove ben il 40% delle risorse idriche nazionali è destinato al settore nucleare. Discuto inoltre dei costi, citando Carlo Rubbia, ex-direttore dell’ENEA, nobel e luminare della fisica in Italia che si era espresso, nel marzo 2009 alla trasmissione Annozero sulle reti RAI (http://www.youtube.com/watch?v=SALsYKE5wsU) affermando che il costo di una centrale nucleare varia dai 4 ai 5 miliardi di euro ed il tempo di realizzazione è di una decina d’anni. Tenendo conto del fatto per cui l’effettivo ritorno economico di una tale struttura si ha intorno ai 40-50 anni (secondo Panella 10 anni) , tendendo conto della disponibilità di Uranio e considerando il fatto per cui ad oggi non esiste un metodo efficacie per eliminare le scorie, bene, il nucleare è fallito!

Carlo Rubbia insiste sul fatto per cui la modalità corretta di investire nel nucleare è quella della ricerca sul trattamento delle scorie che ad oggi vengono solamente accatastate sotto terra o in superficie. Il nobel per la fisica afferma di avere proposto lui stesso presso l’ENEA un piano di ricerca in questo senso, il progetto è stato bocciato e noi abbiamo perso un altissimo esponente della cultura Italiana che oggi lavora in Spagna.

Un problema di costi lo si vede inoltre nel ciclo di vita di una centrale nucleare che è di circa 30-40 anni; circa il 70% delle centrali nucleari attuali è stata costruita prima del 1985 ed a breve dovrà essere dunque smantellata, subire il processo di decommissioning.

Concludendo, ci troveremo in un futuro non troppo lontato, a dover finanziare miliardi per delle centrali nucleari che probabilmente rimarranno attive per meno di quaranta anni, non raggiungendo quindi un bilancio positivo e avendo solamente la soddisfazione di avere sonoramente pagato Enel-Edf per un ennesimo scempio socio-economico-ambientale.

Concludo il mio intervento proponendo delle soluzioni, ricordo che l’Italia ha l’appellativo (all’estero) di Arabia Saudita delle energie rinnovabili, che in futuro potrebbero davvero contribuire ad un miglioramento delle condizioni energetica. Lo Stato si deve impegnare a migliorare la ricerca nel settore, stanziare finanziamenti per agevolare l’acquisto del pubblico di queste tecnologie, creare di reti energetiche ed edifici autosufficienti cioè istituire una riforma dell’edilizia che vedrebbe l’autonomia energetica di ogni edificio: ogni struttura avrà un suo sitema per accumulare energia ed utilizzarla, l’energia in eccesso sarà condivisa (con un ritorno economico) con il resto della rete energetica.

Il tutto dovrà essere diligentemente accompagnato da un sistema economico differente rispetto all’attuale forsennato capitalismo, un sistema di sostenibilità ed abbassamento dello standard di vita.

Noto irritazione nei relatori che si alterno molto facilmente; alle domande di una ragazza di architettura, un rappresentante Enel inizia a rispondere “Lei ed i suoi amici, mettetvi il fotovoltaico…“. Un ingegnere nucleare presente in sala fa notare all’Enel come, solo grazie ai finanziamenti statali, questi progetti possano esistere ed invita il Politecnico ad organizzare dibattiti su tematiche del genere, non riluttanti pubblicità come quella in corso. L’ingegnere nucleare, dopo risposte vaghe e scortesi da parte dei relatori decide di andarsene. Io tento lo stesso qualche minuto dopo, raggiungo quei gruppi NO nucleare che fuori dal Politecnico ancora distribuiscono volantini cercando di informare seriamente sulle tecnologie a fissione e sui rischi.

    Come al solito gli interessi delle grandi lobby politico-aziendali (e sembra universitarie) sovrastano la voce di quei pochi che cercano la verità attraverso fonti differenti, o di persone dotate di buon senso che vanno a leggersi davvero quei grafici tanto elogiati da Enel e scoprono l’errore, l’equivoco. La divulgazione di queste informazione spetta a noi, fermiamo questo scempio e tentiamo una via più sana per risolvere la crisi energetica e per mandare a casa le mele marce che spesso, anche al Politecnico, si incontrano.

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    8 Comments

    Antonio

    20 novembre 2010

    Ti ringrazio per questo bel resoconto della giornata dedicata all’energia nucleare dai massimi esponenti della tua universita’ e dei soggetti Enel di cui non ricordi il nome!

    Per quanto ne so sono previste giornate come questa in molte universita’ italiane e probabilmente lo scopo è solo quello di “costruire il consenso”, ma da quello che leggo hanno fatto una buca nell’acqua.

    D’altronde argomenti veri non ce ne sono per sostenere la tesi che oggi sia conveniente intraprendere costose costruzioni di centrali nucleari che difficilmente potranno contribuire a risolvere il problema energetico.

    Luca

    20 novembre 2010

    Speriamo che altri incontri organizzati nelle Università vedranno voci di dissenso, persone contro questa pubblicità gratuita.

    martina

    20 novembre 2010

    bravo! continua così…
    quello che mi lascia atterrita sono gli gli applausi di cui parli, che sembravano essere la maggioranza. e di studenti, poi!
    ed è incredibile anche come vengano manipolati i dati, pazzesco.
    grazie di questo bell’articolo e del tuo impegno.

    PS: comunque, secondo me, dovrebbe bastare il problema irrisolto/irrisolvibile delle scorie a bandire il nucleare da tutto il mondo.

    Luca

    20 novembre 2010

    Purtroppo sì, era proprio la maggioranza ad applaudire, l’applauso dovrebbe essere una dimostrazione di consenso. La mia idea è quella che siano stati applausi dettati non dal proprio pensiero ma dal comportamento degli altri.
    Se lo fanno tutti, lo faccio anche io.
    C’era poca consapevolezza in quella sala.

    giggicosta

    22 novembre 2010

    Ciao Luca, ho letto con molto interesse il tuo post però volevo precisare alcune cose. Riguardo al Referendum del 1987 è indubbio che scaturì dalle reazioni emotive suscitate dall’incidente di Chernobyl. Improvvisamente, il nucleare passò da tecnologia che meglio era riuscita a rappresentare il progresso e l’innovazione a causa di tutti i mali del mondo. Ancora oggi, in Italia si continua ad avere questa convizione che, converrai, poggia su una scarsa comprensione dei fenomeni fisici, delle misure di sicurezza e del funzionamento di un reattore. Insomma dal 1987 c’è stata un delegittimazione che ancora oggi impedisce di parlare del nucleare in termini razionali, delegittimazione che continua ad essere abbracciata in maniera trasversale da alcuni politici perché porta sempre molto consenso popolare (che continua a non essere informato né sui pro né sui contro). Quello che stanno cercando di fare adesso l’Enel, e che farà poi l’Agenzia per la sicurezza nucleare è cercare di parlare dell’atomo in un altro modo cioè non solo in maniera emotiva o con toni da fine del mondo ma appunto informando sulle modalità, i costi, i rischi, le sicurezze, ecc. Poi volevo aggiornarti sugli sviluppi legislativi: la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le leggi regionali emanate da Puglia, Basilicata e Campania che avevano vietato l’installazione di impianti di nucleari. Infine volevo riflettere su una tua frase:
    “Il tutto dovrà essere diligentemente accompagnato da un sistema economico differente rispetto all’attuale forsennato capitalismo, un sistema di sostenibilità ed abbassamento dello standard di vita.”
    Davvero credi che nel mondo occidentale torneremo indietro sul progresso che abbiamo ormai raggiunto? Tu stesso saresti disposto a rinunciare alla tecnologia che ci ha cambiato la vita e che richiede sempre più energia?

    Luca

    22 novembre 2010

    Grazie per le aggiunte in ambito legislativo.
    Purtroppo Enel non informa nè sui rischi nè sui costi (e nè sui finanziamenti). Io non dubito del progresso che si è visto nel settore, sono sicuro che il livello di affidabilità di una centrale a fissione ora sia molto più alto rispetto agli anni passati. I problemi, come sottolineo nel testo, sono però cronici al momento e sono la mancanza di materia prima (come si evince dalle indagini NEA e IAEA) e la gestione delle scorie poco convincente (“le metto lì fino a che la gente non se ne dimentica”).
    Per quanto riguarda il tema della sostenibilità, esso sicuramente verrà ripreso in futuro e non per folli idee di qualche catastrofista; la decrescità sarà l’unica via di fuga poichè il sistema odierno è destinato al collasso (ti invito a leggere questo mio articoletto: http://lucacarabetta.it/blog/index.php/2010/10/28/698/).
    Non pensiamo alla sostenibilità come al privarci di qualcosa di necessario come le tecnologie che ci migliorano la vita, pensiamo a sostenibilità come la scelta di eliminare il sovrappiù di taluni paesi e ridistribuire la ricchezza e le risorse a livello globale.

    giggicosta

    22 novembre 2010

    Per quanto riguarda la sostenibilità hai assolutamente ragione, è la parola chiave che ogni azienda sta mettendo al primo posto (non solo per quanto riguarda l’industria energetica). Ad esempio, visto che stiamo parlando di Enel sul loro sito avevo visto una sezione apposita mi pare (sì infatti eccola http://www.enel.com/it-IT/sustainability/). Il problema è che bisogna rivedere il mix energetico. Al momento compriamo la maggior parte dell’energia da Francia e Svizzera (eh sì, proprio quella prodotta col nucleare) e per il resto ci sono le centrali termoelettriche superinquinanti che bruciano carbone. Dici, investiamo sulle rinnovabili. Ma lo stanno facendo solo che non basta, bisogna trovare un’altra via per renderci indipendenti energicamente e l’altra strada è il nucleare. Poi…gli Usa hanno rilanciato il nucleare, in Francia continuano a mettere in cantiere nuove centrali, lo stesso in Finlandia, Svizzera, addirittura Emirati Arabi e Venezuela (tra i maggiori esportatori di petrolio), tutto il mondo sta ritornando al nucleare e non lo farebbero se non convenisse. Per la questione “scorie” al momento, comunque bisogna occuparsene in Italia perché il decommissioning delle vecchie centrali è costato di più se le centrali fossero rimaste attive (http://energiamodomio.blogspot.com/2010/10/il-problema-delle-scorie-senza-centrali.html). Inoltre, non so se ci hai mai pensato ma sono molto di più i rifiuti di una termonucleare o di una discarica qualsiasi che le scorie nucleari: quelle più pericolose costituite da uranio esausto, prodotto nell’arco di 10 anni da 4 centrali nucleari sono pari ad una pallina da tennis! (le cui radiazioni sono perfettamente arginabili visto che vengono trattate con la massima cura e inseriti nei contenitori di piombo e acciaio). Scusami la lunghezza dei commenti ma l’argomento lo richiede…

    Luca

    22 novembre 2010

    I paesi torneranno al nucleare perchè conviene, ma a chi?
    Hai riflettuto sulla reale disponibilità di uranio, come sottolineato nel post e nel commento?
    Ai consumi attuali le stime più ottimistiche sono di cento anni, se tutto il mondo si mette a reinvestire sul nucleare è chiaro che la disponibilità andrà decrescendo nel tempo.
    Il trattamento delle scorie è serissimo, se del materiale così radioattivo, in questi 300 anni di permanenza nel sottosuolo, dovesse andar perso, le ripercussioni sull’ambiente sarebbero molto negative.
    L’investimento nelle rinnovabili è la soluzione, lo ribadisco, secondo una stima se la superficie dei deserti dell’arabia saudita fosse utilizzata al fine della produzione di energia solare si soddisferebbe il fabbisogno energetico mondiale.
    Utopicamente questo lo si può pensare, si può pensare invece di riformare il sistema edilizio, creare case a risparmio energetico costruite con materiali che fungono da isolante termico. Diminuire la domanda domestica di energia dunque ed al contempo produrre localmente energia attaraverso piccoli sistemi domestici.
    La domanda di energia domestica (e perchè no industriale), grazie a questi piccoli accorgimenti, decrescerebbe notevolmente. La restante energia potrebbe dunque essere prodotta in impianti nazionali e non privati.

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