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Luca marzo - 16 - 2011 Ambiente, Energia1 COMMENT

Riporto una piccola lettera scritta a dei miei parenti, per fare luce su ciò che accade e che preoccupa molto la popolazione italiana.

 

“A Chernobyl sono tornate le piante. Con le proprie gambe”


Cari zii, ho saputo della vostra preoccupazione riguardo alla vicenda centrali nucleari. E’ evidente che, in tutto il mondo, sino a pochi giorni fa, erano non molti quelli a lottare quotidianamente contro questa truffa ma oggi, a causa del disastro che si sta verificando a Fukushima in Giappone, siamo tutti un po’ più preoccupati.

 

COS’E’ SUCCESSO A FUKUSHIMA?

Premetto che la centrale di Fukushima è stata progettata negli anni ’60 ed ultimata nel ’71, è quindi vecchia di almeno una quarantina d’anni ed è stata realizzata secondo le tecnologie dell’epoca.

Il Giappone è un territorio altamente sismico; per fare un esempio posso dire che di scosse come quella del 2009 con epicentro L’Aquila se ne verificano mensilmente.

L’11 Marzo qualcosa però è andato storto: un terremoto di grado 9 della scala Richter ha colpito il paese. Il terremoto ha provocato danni non particolarmente rilevanti, data l’eccellente ingegneria edile Giapponese; quello che ha davvero sconvolto la situazione è stata l’onda anomala che ha travolto intere città e compromesso il sistema energetico dal gas al petrolio al nucleare.

Nel caso di Fukushima l’onda anomala sembra avere compromesso sia il sistema di raffreddamento principale del nocciolo che i sistemi di emergenza; in questa situazione il nocciolo del reattore, dove cioè si trova l’Uranio fissile, ha iniziato a surriscaldarsi e dunque a fondere. La reazione chimica all’interno del reattore è diventata incontrollabile, la pressione interna è cresciuta di ben due volte rispetto alla soglia sopportabile (a causa di gas liberati dalla reazione come l’Idrogeno), ed è avvenuta l’esplosione.

Quello che preoccupa ora è che l’esplosione ha generato una nube di materiale gassoso, ha cioè disperso nell’atmosfera quello che c’era all’interno nel reattore e parlo di Idrogeno e gas radioattivi come gas di Cesio che è un prodotto della fissione dell’Uranio.

Preoccupazione ben più grave è che il processo continui ad esplosione avvenuta: la fusione in questo momento sta avvenendo “a cielo aperto”, i gas continuano ad essere liberati quindi nell’atmosfera.

 

CONSEGUENZE IMMEDIATE

Nell’immediato il Governo Giapponese ha evacuato le aree circostanti la centrale ma oggi tutto il Giappone sta avendo paura dell’eventuale contaminazione. La nube sprigionata si sta inoltre dirigendo sulle coste degli Stati Uniti Occidentali, i primi livelli di radioattività, secondo calcoli, dovrebbero essere rilevati in quei luoghi entro una o due settimane.

Se il vento dovesse cambiare è molto probabile che Cina, Corea, Indocina, Indonesia, sarebbero le prossime sulla cronaca quotidiana; si potrebbe addirittura pensare ad una contaminazione dell’Europa in particolari condizioni di vento, precipitazioni ed emissioni dei reattori.

 

SICUREZZA DELLE CENTRALI

Le centrali nucleari sono studiate da più di mezzo secolo, hanno continuamente migliorato i loro standard di sicurezza per migliorare le condizioni della reazione nucleare che avviene all’interno dei reattori.

Il problema di oggi è che la stragrande maggioranza di centrali nucleari risale agli anni ’70-’80, al periodo della Guerra Fredda e della corsa agli armamenti atomici.

Le nuove centrali, ad esempio quelle EPR progettate dalla Francese Areva, sarebbero molto più sicure prevenendo i danni ai sistemi di emergenza, circoscrivendo la reazione di fusione del nocciolo utilizzando un crogiolo di contenimento, difendendosi da impatti esterni grazie ad uno spesso strato di cemento armato come rivestimento.

L’innovazione è però in contrasto con l’imprevedibilità della natura; il caso Giapponese ne è l’emblema odierno: nel paese della perfezione, della tecnologia e della sicurezza, si rischia una strage umanitaria.

 

L’ITALIA

In Italia due anni fa il Governo ha promulgato una legge che reintroduce l’energia da nucleare a fissione in Italia. La legge nazionale è stata dichiarata incostituzionale e nel Giugno dell’anno scorso l’autonomia decisionale è stata lasciata alle Regioni. Questa facoltà non è però vincolante nell’azione del Governo: anche se la regione si esprime contro, il Governo può decidere di costruire centrali sul suo territorio.

In Italia si vogliono costruire centrali EPR, progettate da Areva. Di centrali EPR attive al momento non ce n’è nessuna. Se guardiamo all’Europa abbiamo la centrale di Okiluoto in Finlandia e Flamanville in Francia. In entrambi i casi i costi sono raddoppiati (circa 5MLD €) ed il termine dei lavori non è ancora definibile (sono infatti ancora oggi in costruzione).

Se l’Italia continuasse sulla sua posizione a favore del nucleare, i tempi previsti per la messa in funzione della prima centrale si aggirano intorno ai venti anni (stima ottimistica che tiene conto della burocrazia, scelta dell’area dove edificare, progetto e costruzione).

 

L’ENERGIA NUCLEARE NEL MONDO E LA RISORSA DI URANIO

Ciò che pare sconosciuto alla stragarande maggioranza di pro-nucleare che vedo balbettare nei salotti TV è la resa di questa risorsa energetica. Al mondo esistono poco più di 400 reattori che producono energia per meno del 5% del fabbisogno energetico mondiale.L’interesse nel realizzare centrali di tipo nucleare è prettamente economico: rischiamo ad oggi così tanto solo per un 5% di energia.

La continua avanzata socio-economica dei paesi in via di sviluppo come Cina e India produrrà un graduale e sensibile aumento della domanda energetica: per mantere questo 5%, in una cinquantina d’anni, le centrali nucleari dovrebbero raddoppiare in numero.

La risorsa primaria, l’Ossido di Uranio, esiste in maniera considerevole in natura ma la sua estrazione è estremamente complessa e costosa. L’Ossido di Uranio deve essere poi sottoposto ad un procedimento altamente energivoro per produrre il celebre Uranio arricchito che viene utilizzato come materiale fissile nelle centrali.

Di Ossido di Uranio ce n’è abbastanza sulla terra, la sua produzione si aggira attualmente sui 100$/kg. Essendo però una risorsa comunque non rinnovabile è soggetto ad esaurimento. In questo senso c’è chi scommette sulle riserve di Uranio e si fa due conti in mente. Pochi mesi fa inorridivo davanti al direttore del dipartimento di energetica del Politecnico di Torino, il professor Panella, il quale mi rispose che di Uranio ce ne sarà da 700 a 700 mila anni. In questo caso sarebbe un vero affare l’energia nucleare.

Protesto davanti al docente, i dati di riferimento sono quelli dell’ente Europeo per l’energia nucleare (a favore quindi di tale energia) che esprime in un report dei dati: al consumo attuale, la stima ottimistica per la durata della risorsa è di massimo 100 anni, stima che adotta anche Enel.

La prima osservazione che ci viene in mente è quindi che non costruendo più centrali, avremo ancora 100 anni per usufruire della risorsa. Cosa succede invece se procediamo nel costruire nuove centrali? Ovviamente la durata cala di un 10%, 20%, 50%, a seconda del numero di nuovi impianti installati. In questo caso la stima pessimistica è che avremo Uranio per una sessantina d’anni ancora.

Una seconda osservazione che si può fare è che l’analisi deriva da un ente finanziato dalle grandi compagnie energetiche Europee come Edf, Enel, Areva. E’ quindi interessato nel fare emergere un dato un po’ ingrassato.

Considerato questo si vanno a leggere interventi di gruppi di ricercatori indipendenti che, secondo studi fatti sulle riserve attuali, che comprendono giacimenti e riserve derivate dalla Guerra Fredda, bene, non si toccherebbe il mezzo secolo di disponibilità.

Con questo io non dico che tra cinquant’anni le centrali funzionerebbero un giorno mentre il giorno dopo, non avendo più materiale, dovranno smettere di produrre energia. Con questa riflessione voglio dire che man mano che la risorsa cala in disponibilità, cresce nel prezzo ed avremo quindi energia ad un costo sempre maggiore.

Se le centrali inoltre venissero realizzate in un periodo di vent’anni e quindi funzionerebbero correttamente per una trentina d’anni, non ci sarebbe occasione di vedere un ritorno economico (Il ritorno economico per le centrali lo si ha su un periodo di mezzo secolo).

 

LE SCORIE

Il problema di un impianto ad energia nucleare non sono solo le esplosioni o i guasti tecnici. L’Uranio che termina il suo processo nel reattore, gli strumenti, gli abiti che vengono a contatto con materiale radioattivo, ovvero le cosiddette scorie, devono essere in qualche modo “ripulite”.

Il metodo odierno è quello di aspettare millenni, dimenticarsi delle scorie accatastate sotto terra ed aspettare che la radioattività passi. Non esistono attualmente siti al mondo per stoccare le scorie in maniera definitiva. Yucca Mountain negli Stati Uniti e Hannover in Germania sono esempi di falliti depositi definitivi.

In molte zone della Francia analisi sul territorio mostrano come i livelli di radioattività siano elevatissimi; questo perchè i produttori di Uranio arricchito o i gestori delle centrali hanno spesso depositato materiale radioattivo nel terreno. Ora l’Africa sembra essere un buon posto dove provare a fare lo stesso (sono stati trovati livelli eccessivi di radioattività ad esempio in Niger e qui Enel/Eni sarebbero coinvolte.

 

CONCLUSIONI

Io sono sinceramente impaurito dalla ignoranza della nostra classe politica, gente che si affida ad Enel come consulente per il piano energetico nazionale: ovvio che Enel ti dirà che con il nucleare è tutto rose e fiori.

Costruire in Italia nuove centrali non è un affare per vari motivi: sappiamo bene come vengono gestiti gli appalti, in mano a chi finisco e la qualità del lavoro finale, non abbiamo certezze (abbiamo solo prove del contrario) di una resa futura che ripaghi l’investimento, il rischio sarebbe alto in una zona soggetta a terremoti come l’Italia (seppur i terremoti sul territorio italiano non dovrebbero superare il grado 7 della scala Richter, ma ricordate, la natura è imprevedibile).

La scelta di accettare il rischio viene comunque giustificata dai pro-nucleare:

  • Serve un mix energetico, non possiamo affidarci unicamente alle risorse rinnovabili per sconfiggere i combustibili fossili: è una cosa falsa, si sconfiggono i combustibili fossili con il risparmio energetico, con la transizione verso modelli ibridi o convertiti in sistemi alternativi per il trasporto pubblico e privato. Secondo GreenPeace nel 2050 si potrebbe arrivare ad un 100% di copertura del fabbisogno mondiale grazie alle rinnovabili, solare in prima fila.
  • Compriamo troppa energia dalla Francia: è vero ma comunque la spesa non è giustificata, finiremmo per pagare molto di più l’energia prodotta in casa nostra secondo questo sistema.
  • L’energia nucleare è pulita: considerare il livello di inquinamento non vuol dire controllare le emissioni a centrale funzionante, bisogna fare una stima guardando ad il processo tutto che è decisamente inquinante; basti pensare alla produzione di Uranio arricchito che viene alimentata a centrali a carbone che sono altamente inquinanti.
  • L’energia nucleare è sicura: pensa che c’è certa gente, il celebre dott. Umberto Veronesi, che passa tutta la vita a studiare i tumori e poi ci viene a dire che lui dormirebbe sulle scorie. Dormire sulle scorie, sulla popolazione italiana, avrebbe un impatto di 250 mila morti all’anno.

Tutto questo lo dico per mostrare quanto ci si debba diffidare rispetto alle parole di chi ci viene proposto come esperto, di chi si fa avanti come il salvatore della crisi energetica. Il nucleare a fissione è una forma di energia morta e tutti i paesi al mondo l’hanno capito, solo in Italia è da poco iniziata una campagna a favore della questione (per fortuna sembra che il Governo stia pensando ad una posizione un po’ più prudente).

Il futuro sono le risorse rinnovabili, il futuro è un’edilizia intelligente. L’ultimo provvedimento del Governo Italiano cancella i finanziamenti al settore del fotovoltaico: 200 mila persone rischiano il posto di lavoro, un settore che era uno dei pochi in crescita in questo periodo sta per essere devastato dall’ignoranza di una certa classe dirigente.

Abbiamo bisogno di una sana gestione della politica, dell’economia e dell’energia; l’alternativa è arrendersi e probabilmente trovarsi un giorno a dovere affrontare una crisi come quella Giapponese.

Il 12 Giugno ci sarà un referendum dove saranno poste tre questioni agli Italiani, una di queste riguarda proprio il tema di cui abbiamo discusso: volete impedire la costruzione di nuovi impianti energetici a nucleare a fissione sul territorio Italiano? Se vogliamo salvare questo paese, se vogliamo salvare noi stessi ed i nostri figli e nipoti, è bene pensarci davvero su e mettere quella croce sul sì.

Vi lascio dalla pagina successiva un po’ di risorse per approfondire.

Luca


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